Un racconto sui sogni lucidi.


Una volta facevo questa pratica dei sogni lucidi.
I sogni lucidi sono quando tu stai sognando e acquisisci la coscienza di essere in un sogno. E puoi fare quello che ti pare.
Io avevo una tecnica che mi permetteva di fare sogni lucidi ogni notte.
Praticamente era come non dormire mai.
Ogni notte andavo a letto e mi risvegliavo nel sogno.

All’interno del sogno facevo esperimenti.
Un giorno, appena mi risvegliai nel sogno, decisi che volevo controllare se la percezione della realtà era come quella che abbiamo da svegli. Cioè se nel sogno le cose mi apparivano vere come quando ero sveglio.

Iniziai a guardarmi intorno. Accanto a me c’era questo muro ruvido e azzurro e questo comò di legno massiccio marrone. Davanti a me c’era un tizio che indossava un’armatura medievale di metallo. Metallo vero. Fuori dalla finestra il cielo era un cielo vero, con nuvole vere, un campo di terra ed erba vere, mossa da un vento vero. Il sogno era reale quanto la veglia.

Il sogno è reale quanto la veglia. Siamo noi che abbiamo dei ricordi nebbiosi e vaghi di esso, perché appunto sono ricordi.
Ma il vero problema non è se il sogno è reale.

Al risveglio, la realtà non era più reale. Cioè era reale tanto quanto il sogno. Non credevo più nelle cose che mi circondavano.
Questo mondo non è reale.
La realtà è un sogno.

Ecco perché vi atturro la minchia con queste strane cose spirituali.
Perché io in testa ho miliardi di pensieri che cambiano continuamente, ma da quella mattina ce n’è uno che non se n’è mai andato.: “Come mi sveglio?”

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SBADIGLIA ALLA VITA

Ci sono due tipi di persone:

1) Quelli che sin da piccoli vanno a messa, studiano, poi si laureano, comprano casa, si sposano, hanno figli, e cercano, ogni volta, in ognuna di queste cose, la felicità. Come un traguardo. Poi magari quando fanno i figli, che per Schopenhauer dovrebbe essere lo scopo della loro esistenza animale, visto che non c’è più niente da fare, pensano al potere, a candidarsi per qualcosa, a fare qualcosa per la società, qualcosa che li faccia sentire bene ai propri occhi e agli occhi degli altri. E aggiungono attività su attività. Aggiungiamo impegni su impegni. Altrimenti, se ti rimane un buco libero, finisci per pensare alla mancanza di senso di tutto questo accumulare di successi che alla fine si riassume soltanto in un continuo tentativo di distrazione dal fatto che stai per morire. Che lascerai tutto ciò. Tutti gli affetti e tutte le proprietà, e tutti gli onori e tutta la conoscenza. Ma questa categoria di persone è molto brava ad evitare di ascoltare questa verità. Non lo fanno apposta. Sono fatti così. Tra i vostri parenti ne trovate centinaia. Come mio padre, che quando gli faccio notare delle cose che lo costringerebbero a fare i conti con se stesso, cambia discorso in cento modi. E’ capace di uscire di casa all’improvviso pur di non affrontare tante questioni.

2) Poi ci sono quelli che invece, grazie a delle cose che sono loro accadute nella vita e che li hanno costretti ad aprire un po’ gli occhi, si accorgono che tutto questo è inutile. Che c’è qualcosa di più vero di tutto ciò. Che vedono come tutta questa distrazione continua non sia per nulla diversa da un sogno in cui una marionetta con una personalità e un ruolo fa le sue azioni. E siccome si accorgono, anche inconsciamente, che è proprio un sogno, si vogliono risvegliare. E pensano che risvegliarsi sia molto più importante di tutte quelle attività, molte delle quali bellissime. E allora, siccome forse il risveglio non coincide con la morte, questa gente usa tutte quelle attività allo scopo di sopravvivere in questa realtà nel frattempo che trovano il modo di risvegliarsi. Il piacere è necessario all’essere umano. Cibo, sesso, famiglia, e altri piaceri più o meno essenziali diventano uno strumento per dare a questo pupazzo quello che è necessario per farlo vivere bene e godere anche, mentre cercano il risveglio.

Ora, tu sicuramente penserai di far parte della seconda categoria. Ma purtroppo il 99% delle persone fa parte della prima categoria.
Quindi penserai di far parte dell’1%. Purtroppo il 99% di quelli che pensano di far parte dell’1% fa sempre parte della prima categoria.
E così via.
Ma puoi sempre provare a diventare presidente del consiglio. Anche a 81 anni.

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CHE COS’E’ IL MONDO?

 
Che cos’è il mondo? Io non lo so davvero.
Ma proviamo qualche interpretazione.
 
Il mondo, per come la vedo io, è la nostra interpretazione di qualcosa che non è definibile.
Ognuno di noi si abitua, crescendo, a dare significato alle cose.
C’è un significato comune a tutti gli uomini e un significato totalmente diverso tra uomo e uomo.
Il primo significato è studiato dalla semiotica.
Sul secondo non ci capisce nessuno una mazza. Anche se tanti ne hanno parlato.

 

Il concetto che mi sembra più interessante qui è quello dell’inconoscibilità di ciò che stiamo osservando. Ciò che sta dietro alla nostra interpretazione è inconoscibile.
Noi vediamo soltanto ciò che i nostri sensi ci permettono di vedere, nella modalità in cui ci consentono di vederlo. E nulla più.
Tanto che è legittima la domanda se esista davvero qualcosa dietro a ciò che vediamo o se non siano i nostri sensi stessi a produrre ciò che vediamo, come mi sembra plausibile.
Nella kabbalah si dice che ciò che c’è dietro la nostra percezione è “Azmutò” ossia ciò di cui non è possibile parlare.
Questo potrebbe essere interpretato anche dicendo che la stessa percezione è tutto. E non si può parlare di qualcosa al di là della nostra percezione. E, attenzione, anche le percezioni spirituali o le comprensioni filosofiche o scientifiche rientrano nella percezione.

 

Quindi fuori di qui non c’è nulla.

 

Nella kabbalah si dice anche che “Non c’è nessuno tranne Lui”. E con “Lui”, cioè “Dio”, si intende la “Natura”, il mondo stesso. Non c’è nessuno tranne il mondo.

 

L’uomo crea il suo mondo. Non perché costruisce volontariamente qualcosa, ma perché tutto è una sua percezione.

 

A questo punto, anche il concetto di “percezione” risulta sbagliato. Perché non si tratta più di percepire qualcosa fuori di noi, ma siamo noi a costruire qualcosa. Quello che penso di percepire adesso è una mia creazione.
In realtà non è neanche così. Perché non sono io a creare questa percezione. Non c’è nessuna volontà nel farlo. Io non posso percepire il mondo in modo diverso da come lo percepisco. Io non scelgo le mie interpretazioni. Esse accadono. La costruzione si costruisce da sé. Anche le mie teorie e le mie credenze sono frutto di una costruzione che ho imparato a fare nella mia vita attraverso tutte le mie esperienze necessarie. Il mondo accade.

 

Che cos’è il mondo? Il mondo sono io.

 

Ma anche questa è una mia interpretazione.
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CENTRO!

“Non sono centrato”, “Vado a fare meditazione così sono più centrato”, “E’ importante essere centrati”.

Boh?

Ti è mai capitato di sentire una connessione con tutto ciò che hai intorno? Cioè di sentire una cosa che è comune con tutte le altre cose. Ti sei sentito bene, hai sentito un’emozione che ti fa venire le lacrime. Sia in situazioni piacevoli, che in situazioni spiacevoli. Ma l’emozione era lì.
Per essere centrato devo andare a cercare sempre le esperienze che mi portano quell’emozione. Può essere un genere musicale, l’attività di suonare e cantare, una lezione di qualche disciplina spirituale, l’incontro con un determinato amico o con una determinata ragazza che ti piace, scrivere qualcosa che esprime questa emozione. Ognuno ha i suoi luoghi in cui sentirla.
Perché questa emozione è il centro di te stesso e anche il centro del mondo. E allora, se la nutri, se la frequenti spesso, impari sempre più dov’è il tuo posto.
Continua a cercare quella sensazione che ti fa sentire uno con il mondo. Ciò che è ovunque. Non mollare.
Perché? Perché è l’unica cosa che ti rende felice.
Perché è la sensazione della vita stessa. Perché non finisce.
Perché ce l’hai in comune con l’universo intero.
E forse è l’unica cosa reale che esiste.
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FUOCHINO

Quello che si cerca è camminare sapendo che ogni passo è quello giusto.
Che ogni passo è assolutamente necessario.
Sapere che tutti gli uomini fanno passi assolutamente necessari.
Ma quello che si cerca è sapere, proprio nel momento in cui lo fai, che il tuo passo è assolutamente necessario.

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