DI COSA MI VESTONO QUEST’ANNO.

La felicità è essere liberi dall’opinione altrui.

Fino ai quindici anni ho indossato delle camicie iper colorate. Non ero mica come tutti gli altri.
Guardatemi, io sono diverso da tutti voi. E ho bisogno che lo vediate.
Verso i sedici anni ho visto questo ragazzo al liceo che indossava i vestiti vecchi e sgualciti dei propri genitori. Era chiaro che non gliene fregava niente dell’opinione degli altri. Esattamente quello che volevo comunicare anch’io.
Sono un punk. Lo notate, vero?
Verso i vent’anni è uscito il film Velvet Goldmine, un’istigazione all’omosessualità. Certo diventare gay era un po’ troppo, e poi non si vede da fuori. Bastava indossare il vecchio abito gessato anni settanta di mio padre e atteggiarmi da checca.
Lo capite o no che sono un dandy? E di voi non me ne frega un cazzo. Perché io sono diverso.

Poi un giorno ho comprato questo sacco a pelo per andare nel deserto, che di notte fa freddo. Credo sia stato progettato per l’Antartide. Indipendentemente dalla temperatura esterna, è sempre una sauna.
E lì ho capito. Voglio un giubbotto così. Voglio sentirmi dentro un forno in pieno inverno a Milano. Non importa se sembrerò l’omino Michelin, non importa se sarò vestito come tutti gli altri, non importa se la gente non saprà al primo sguardo che sono il più figo del pianeta.

Figo come con questa magnifica giacca di pelle nera che mi sto provando. Che costa cento euro in più del giubbotto-sauna che ho visto nell’altro negozio, che mi farà sentire una leggera brezza tutto l’inverno, che mi fa sembrare James Dean. La gente vorrà applaudire quando mi vedrà passare per strada, le ragazze faranno finta riuscire a non guardarmi. penseranno che il principe azzurro in realtà indossa un giubbotto di pelle. Che poi uno deve anche seguire le proprie inclinazioni. Mica siamo tutti uguali. Io sono diverso.

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MAMMA ESCI DA QUESTO CORPO!

“Per il tuo compleanno. Tieni 30 mila lire. Ma a patto che non ti compri un CD.”

E, nel tempo, i desideri di tua madre entrano in te come “le cose giuste da fare”. Che vuol dire “tutto ciò che non è realmente un tuo desiderio, ma il desiderio di qualcun altro per te.”
E tu pensi però che siano desideri tuoi. No, sono desideri di tua madre, o, al massimo, di Gesù. Perché, come tutti sanno, se non fai quello che ti dice la mamma, Gesù piange.
E poi ti senti insoddisfatto e ti aspetti che il piacere te lo diano gli altri. O le altre. Cerchi di soddisfare i desideri degli altri perché così ti ameranno. Ma tua madre non sarà mai felice solo per il fatto che tu ti comporterai come vuole lei. Perché la sua felicità, come la tua, non può essere realizzata da un’altra persona diversa da se stessa.
Ed è molto più probabile che tua madre sarà felice quando sarai felice tu.
Sartre diceva “Gli altri sono l’inferno”. E invece “Gli altri sono la mamma”. Certo si potrebbe continuare con il sillogismo “La mamma è l’inferno.”
Una volta che sai questa cosa però puoi iniziare a fare un lavoro di ricerca della tua indipendenza. Del tuo vero desiderio.
Come si fa?
E che ne so?
Fatti aiutare da uno psicologo. Mica credi che su un blog puoi trovare la soluzione ai tuoi problemi.
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CENTRO!

“Non sono centrato”, “Vado a fare meditazione così sono più centrato”, “E’ importante essere centrati”.

Boh?

Ti è mai capitato di sentire una connessione con tutto ciò che hai intorno? Cioè di sentire una cosa che è comune con tutte le altre cose. Ti sei sentito bene, hai sentito un’emozione che ti fa venire le lacrime. Sia in situazioni piacevoli, che in situazioni spiacevoli. Ma l’emozione era lì.
Per essere centrato devo andare a cercare sempre le esperienze che mi portano quell’emozione. Può essere un genere musicale, l’attività di suonare e cantare, una lezione di qualche disciplina spirituale, l’incontro con un determinato amico o con una determinata ragazza che ti piace, scrivere qualcosa che esprime questa emozione. Ognuno ha i suoi luoghi in cui sentirla.
Perché questa emozione è il centro di te stesso e anche il centro del mondo. E allora, se la nutri, se la frequenti spesso, impari sempre più dov’è il tuo posto.
Continua a cercare quella sensazione che ti fa sentire uno con il mondo. Ciò che è ovunque. Non mollare.
Perché? Perché è l’unica cosa che ti rende felice.
Perché è la sensazione della vita stessa. Perché non finisce.
Perché ce l’hai in comune con l’universo intero.
E forse è l’unica cosa reale che esiste.
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FUOCHINO

Quello che si cerca è camminare sapendo che ogni passo è quello giusto.
Che ogni passo è assolutamente necessario.
Sapere che tutti gli uomini fanno passi assolutamente necessari.
Ma quello che si cerca è sapere, proprio nel momento in cui lo fai, che il tuo passo è assolutamente necessario.

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IL BELLO DELL’ARTE (e di ogni altra cosa)

Cosa c’è di veramente bello nel fare arte?

Quando un artista crea un’opera si sente potente perché è simile a Dio. Questa sensazione di potenza è piacere, il piacere di avere un controllo sulle cose, sulle persone, sui loro desideri, sulle loro emozioni. Il fatto stesso di creare qualcosa lo fa sentire bene. Perché? Perché gli da l’impressione di esistere come individuo. Io, Davide, ho creato questo. Allora Io, Davide, esisto, ed esisto in quanto artista e sono anche capace di creare cose simili alla natura, anzi spesso più belle della natura stessa.

E’ un tipo di piacere. Esiste. Tanti ne godono. Tanti godono del successo. Forse la maggior parte degli artisti. Niente di male.

MA.

Ma non è il piacere più grande che si possa sentire.

Il piacere più grande che tu possa sentire nel fare arte è proprio l’opposto. E’ sentire che quell’opera che stai realizzando o che hai realizzato non è opera tua. Quando sei immerso in quell’attività ti può capitare di sentire come la tua penna scriva da sola, o la tua matita disegni da sola, o i tuoi pennelli, o il tuo corpo danzi da solo, o la tua voce canti da sola, o le tue mani suonino da sole. Non sei tu a fare tutto questo. E sei attraversato da un piacere immenso. Perché? Perché non lo stai più bloccando. E capisci in quel momento che la vera vita è quel piacere, che c’è sempre, e puoi sentirlo quando decidi di mollare.

Poi passa qualche ora, qualche giorno, qualche mese, qualche anno. Ricevi tanti applausi, ti comprano il romanzo, il quadro o l’installazione, ti dicono che sei bravissimo. E allora ci ricaschi, ci credi, credi di essere stato tu. Di nuovo quel piccolo, infimo, finto, piacere egoistico.

Facciamo così: quando vediamo un’opera d’arte che ci piace, non lodiamo l’artista, facciamo una festa senza motivo. Così, in favore dell’universo. Vogliamogli bene a questi artisti, evitiamo loro gli applausi. Applaudiamo la natura. Perché non esiste nulla tranne lei.

 

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