Davide Corleone

Davide: Mercoledì arrivo a Bologna e ho bisogno che qualcuno mi porti a Reggio Emilia per la visita al ginocchio. Ho le stampelle. 
Carlo: Quel giorno non ci sono. Senti Ignazio, Marika, Riccardo o Federico.

Davide: Mercoledì arrivo a Bologna e ho bisogno che qualcuno mi porti a Reggio Emilia per la visita al ginocchio. Ho le stampelle. 
Marika: Vedo se riesco a prendere un giorno di ferie.

Davide: Mercoledì arrivo a Bologna e ho bisogno che qualcuno mi porti a Reggio Emilia per la visita al ginocchio. Ho le stampelle.
Ignazio: Tranquillo, prendo un giorno di ferie.
Davide: Aspetta, devo essere lì alle 17. Tu a che ora finisci di lavorare?
Ignazio: Tu non ti preoccupare, penso a tutto io.

Davide: Mercoledì sono a Reggio Emilia per la visita al ginocchio.
Federico: al ritorno ti porto alla stazione. Ci sono treni diretti da Reggio a Milano.

Davide: Arrivo a Milano mercoledì sera da Reggio Emilia.
Vito: Vengo io.

Davide: Sarò a Milano da Mercoledì. Ho bisogno di qualcuno che mi dia una mano.
Carmelina: Ovvio. Vengo a dormire nella stanzetta ogni tanto.

Giusi: Vengo questo week end.

All you need is Mafia.

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Quando finisce? Quando finisce? Quando finisce?

La noia non esiste.

– Ciao cugino, stasera facciamo una rimpatriata con tutti i miei fratelli e mia mamma. A Cattolica. Alle 20.30. Vieni?
– Sì!
– Sulla strada di Porto Empedocle c’è sempre un manicomio. Parti intorno alle 19.00.

L’ultima volta che li ho visti tutti insieme avrò avuto dieci anni.
La sensazione di famiglia è la stessa di quella che provi dentro l’utero di tua madre.
E’ una grande occasione per riscoprire emozioni sepolte sotto questa maschera di adulto.

Alle 18 c’è la cena sociale con gli amici, in video conferenza. Posso anche guardarla mentre mi vesto.
Alle 18.55 arriva Paolo col motorino. Ci siamo conosciuti da poco e vogliamo fare amicizia. Non posso mandarlo via così. Gli offro una birra. Ha sempre una canna enorme tra le dita.
– Fumi?
Alla fine gli dico che devo andare a Cattolica Eraclea per una cena con tutti i parenti.

19.30.
Tutta la gente del mondo torna dal mare.
E io sono intrappolato in una punto nera.
Noia.
Che vuol dire?
Non mi va di sentire musica. Non mi va di scrivere messaggi. Non mi va di chiamare nessuno.
Stamattina ho fatto meditazione. Meditare vuol dire stare con quello che c’è.
Che cosa c’è adesso?
Niente. No, aspetta.
C’è un desiderio: non voglio stare qui.
Perché, qual è il problema di stare qui?
Non so cosa fare. Non posso produrre nulla. Non posso sistemare casa, non posso stampare i documenti che mi servono domani, non posso studiare, non posso scrivere, non posso suonare. Non posso distrarmi.
Non voglio stare solo con me stesso.
Mi sento in colpa.
Potevo mandare via Paolo. No, non potevo. L’ho mandato via il prima possibile. Non è stata colpa mia.
L’universo è una serie di eventi necessari. Ciò che deve accadere accade.
Il tempo non passa.
Come quando l’Ayahuasca ti prende male. Ogni secondo dura un secolo e sai pensare solo a una cosa: “Quando finisce? quando finisce? quando finisce? quando finisce?”
Come quando sei sul letto di morte. Non hai più niente e non sei più niente.
E l’unica soluzione è l’unica soluzione per ogni occasione: arrendersi.
Come quando sei poverissimo, fuori fa freddo, e tu non hai le scarpe invernali. La soluzione è semplice: non esci.
Stai con quello che c’è. Qualunque cosa sia. Smetti di controllare. Rinunci a tutto.
E alla fine non è così male. Non dover più essere un pubblicitario, o un artista, o un insegnante, o un barista, o un imprenditore, o un poliziotto, o un medico, o un dirigente, o un padre, o un figlio, o una brava persona, o una cattiva persona, o bella, o brutta, o grassa, o bassa, o magra, o intelligente, o divertente, o noioso, o famoso, o sconosciuto, o vivo, o morto.
Non dover fare niente per dimostrare nulla a te stesso e agli altri.
Non dover aver fretta per essere altrove a provare chissà quale piacere, che rispetto a questo è ormai nulla.
Apprezzare la vita. Apprezzare la Natura. Apprezzare Dio.
Amare Dio.
Nient’altro ha più importanza ormai.

E ho fatto solo due tiri!

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Due storie d’amore

E’ una caldissima domenica di luglio.
Dopo aver pagato il conto, io, Carmelina e il suo ragazzo siamo al bancone del bar dove loro due stanno bevendo il caffè.

Entra questa ragazza bellissima.
Mi innamoro.
Lei ricambia il mio sguardo.
(Le sorrido e dico: “ciao” da lontano.
Anche lei dice: “ciao”.)
Chiede della toilette e sparisce in fondo al corridoio.

Io, Carmelina e Ale usciamo.
Devono darmi una valigia da portare in Sicilia dopo domani.
La vedo uscire dal locale e andare lungo viale Monza in direzione Loreto.
(Corro verso di lei dicendo “Hei, aspetta!” Lei si ferma e si volta.
“Ciao, Io sono Davide.”
“Ciao, io sono Helen”, mi dice in Inglese.
“Sei una modella vero?”
“No, sono un’insegnante d’inglese.”
“Ah! Anch’io faccio l’insegnante! Ai bambini. Alla scuola primaria.”
Accetta il mio passaggio verso Loreto. Ci scambiamo i numeri e mi dice che verrà a trovarmi in Sicilia ad Agosto.)

La osservo allontanarsi e me ne torno a casa.
E penso che sarebbe stato bello fare tutte le cose che ho messo tra parentesi.

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Per conquistare una ragazza basta esistere.

Puoi farti mille corsi online sulla seduzione, imparare le strategie più segrete, vestirti con i giubbotti di pelle più fighi o comprarti il profumo a base di ormoni di scimpanzé.
Ma c’è un solo motivo per cui non hai successo con le ragazze.

Chiami Valentina perché speri che te la dia.
– Andiamo in birreria così mi racconti cosa ti è successo nell’ultimo anno?
Lei, miracolosamente, ti dice di sì e mentre siete in birreria tu ti fai davvero raccontare quello che ha fatto durante tutto l’anno, anche se non te ne frega proprio un cazzo (e neanche a lei, idiota).
– A casa ho questo wiskey che ho preso al duty free e mi è costato 60 euro. Così vedi anche casa nuova.
– Ok. Ma lo assaggio soltanto.
Ok, questa ragazza è scema. Dopo una serata a base di Marco Masini, accetta di venire a casa tua. Vedi un po’ come te la giochi.
Incredibile, riesci davvero a passare il tempo a degustare il wiskey, commentando le sue proprietà organolettiche, di cui, tra l’altro, non sai proprio un cazzo. Sperando che un miracolo accada e si accenda la minima passione sessuale, che al momento è per entrambi sotto il livello Panda.
Livello che si abbassa ulteriormente grazie al freddo cane che fa fuori quando la riaccompagni a casa.

Tu hai Paura. Paura di un rifiuto, paura di sembrare stupido, paura di essere te stesso.
L’unica cosa che funziona con le ragazze, e non solo con loro, è la verità.
Cosa accadrebbe se dicessi davvero quello che pensi invece di far finta di essere un bravo amichetto? Invece di essere così falso, così bugiardo, così…bleah, che schifo! Sei ripugnante. Sei viscido.

Fai qualcosa per superare le tue paure.
Inizia ad esistere.

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